Contabilità e cause del capitolo di Oria

Secondo lo statuto del 1727 la gestione amministrativo-contabile dei beni e delle rendite del capitolo era affidata ad un procuratore generale, a tre deputati ordinari, a due razionali dei conti del procuratore e a tre deputati della cassa del deposito, tutti eletti annualmente dal capitolo generale. L’ufficio del procuratore generale consisteva nell’esigere “tutte le rendite ordinarie, e straordinarie, arretrate e correnti” provenienti dagli affitti dei fondi rustici e urbani, dai censi, canoni e dalle prestazione “di qualunque altro ramo e cespite doversi per l’introito e rendimento degli affitti stare alle scritture”. Il procuratore provvedeva, inoltre, alle spese ordinate dai deputati e procedeva al pagamento semestrale delle cedole delle antiche porzioni capitolari, spettanti alle dignità, ai canonici e ai partecipanti. Similmente procedeva alla ricognizione dei beni dati in affitto; curava la stipula dei nuovi contratti e relazionava al capitolo su gli eventuali provvedimenti o “necessità di accomodo”. Alla scadenza del suo mandato era tenuto, entro il mese di dicembre, a rendere il conto della gestione ai razionali per esaminare se la massa capitolare era stata fedelmente e legittimamente amministrata. I deputati ordinari avevano il compito di vigilare sugli interessi del capitolo; assistere il procuratore generale sulla stipula dei fitti dei beni immobili; ricevere le affrancazioni dei censi; compilare entro il mese di marzo il bilancio di previsione per l’anno finanziario successivo e ordinare qualsiasi spesa ritenessero vantaggiosa per il capitolo, firmandone i mandati e i “biglietti di pagamento”. I razionali dei conti del procuratore generale, che si riunivano in commissione sotto la presidenza di una delle dignità del capitolo, avevano il compito di “riconoscere i conti” del procuratore precedente; di discutere la legittimità delle “partite dell’introito ed esito”. Infine, i deputati per la cassa di deposito dovevano conservare ciascuno le tre chiavi della cassa. Solo a loro era permesso aprirla
“per depositarvi denaro o per estrarlo e confirmarne il libro dell’introito ed esito da conservarsi dentro la medesima cassa”. Tale libro doveva poi “essere collazionato” dagli stessi revisori dei conti del procuratore per “acciò si vede l’esito se batte con l’introito, che danaro vi resta e se quella è stata fedelmente amministrata”.
Il fondo conserva anche cause civili, relative soprattutto a controversie patrimoniali, atti vari e nomine di competenza del Capitolo.

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